Episodio 20 – Nevermind

La cosa più bella delle città americane è senza dubbio il biglietto per tornare a Roma.

Lo so è una battuta facile, ma le città americane, quelle fuori dal circuito turistico, intendo, sono degli agglomerati urbani che difficilmente ti invogliano a tornare.

Seattle è una di queste. Città all’estremo nord ovest degli Stati Uniti è una di quelle città in cui tripadvisor fatica a scrivere più di cinque righe e la maggior parte di queste righe parlano del grunge.

Si, perchè Seattle è il grunge. Questo fenomeno cultural musicale nasce qui tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90 in questa città portuale che ha generato un Seattle Sound non già dalle influenze delle varie etnie di Bristol, ma da una incredibile combinazione di fattori economici e sociologici: Microsoft e Amazon si insediano nella città e Seattle diventa la capitale del movimento no global.

La città cambia, da tranquilla città portuale ai confini dell’impero che raramente era meta dei tour musicali tanto era ai confini,  diventa metropoli e si prende tutto quello che non è stato mai portato prima in questo angolo degli States ovvero la musica se la fa da se, con una etichetta coraggiosa, la Sub Pop, che assolda chiunque avesse una chitarra e conia il termine grunge.

Grunge significa sporcizia, porcheria. 

Sporcizia come rifiuto del bello, rifiuto dell’estetica e dell’edonismo che hanno caratterizzato gli anni 80. Sporcizia come jeans strappati, camicia aperta su magliette logore. Capelli trasandati e barba incolta. Oppure vivere senza cura, con apatia e la trasandatezza delle periferie rispetto alle citylghts del downtown, io ci vivo qui e mi adeguo.

Musicalmente il grunge riparte dagli anni 70 pre prog, pre new wave.Resetta ogni evoluzione come fece il punk in Inghilterra. 

Restituisce al rock la semplicità della formula canzone ovvero strofa ritornello strofa.Ma lo fa aggiungendo il rumore, la rabbia, e la canzone diventa rumore ritornello urlato e rumore.

Detta così sembra che stia parlando del post industrial, oppure di un caciara indistinta.

Infatti, non è proprio così.

E’ Grunge. E’ sporco. E’ la stessa canzone con una interpretazione nuova. 

La canzone è la stessa degli anni 60-70 ( infatti i brani sono tutti di durata tra i 3 e 4 minuti)  ma si amplifica l’apporto della batteria, il canto diventa rauco, la chitarra insolitamente distorta.

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