Faccio qualche passo indietro e riparto dall’episodio Low di Bowie: ci troviamo nel 1977.
Tra l’elettronica ormai al servizio del rock e il periodo Punk, ci troviamo più o meno lì, poco prima della new wave, nel mezzo del guado dove i vecchi gruppi sono in crisi e i giovani gruppi riprendono gli appunti di Low di Bowie e ne fanno tesoro.
Sono ripetitivo, lo ammetto, ma vorrei spiegare ai più giovani cosa erano quegli anni: nel finire degli anni sessanta il rock è stato l’elemento che ha caratterizzato la cultura giovanile dei tempi. Tutti ascoltavano i dischi e i dischi erano lo scambio e il mezzo per un linguaggio di comunicazione comune.
E questa vitalità ereditata si confrontava dopo un decennio con un nuovo linguaggio che forse i più puristi ascoltatori della prima ora non capivano, ma che i più giovani hanno compreso, eccome.
Io appartengo a questa generazione, un bambino cresciuto a pane, Pink Floyd e Genesis che nell’età adolescenziale vive il cambiamento e ne prende parte assimilando tutto e, lo ammetto, ripudiando i vecchi gruppi solo per riprenderli anni dopo.
E assorbo questo linguaggio che si evolve in maniera devastante, basti pensare che solo quattro anni prima si ascoltava il prog o il rock e ora si cambia registro.
vai a spiegare ai tuoi amici ai quali hai triturato l’apparato riproduttivo con il Prog e ora compri roba mezzo punk elettronico.
In questa fase evolutiva spiccano gli Ultravox! con il punto esclamativo. E’ importante questo punto esclamativo perché fa la differenza ed eccome.

